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Crisi della Famiglia: ecco un’alternativa al Tribunale Un percorso per arrivare alla definizione dei dettagli della separazione o del divorzio esclusivamente in presenza dei coniugi e dei legali

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Quello della separazione e del divorzio continua a essere un tema cruciale nella nostra società. Ne parliamo con l’avvocato di famiglia Federica Sironi che ci presenta una procedura ancora poco conosciuta nonostante siano ormai trascorsi sei anni dalla sua introduzione: la “Negoziazione assistita da avvocati” che, se ben utilizzata, permette di evitare il passaggio davanti al Giudice.

Avvocato, cos’è la negoziazione assistita?

«Se fino al 2014 per sancire la separazione o il divorzio era obbligatorio il passaggio in Tribunale, da allora in poi, per effetto della legge 162/2014, sono state introdotte due modalità alternative. La prima consiste nell’accordo raggiunto davanti all’Ufficiale dello Stato Civile in Comune; la seconda nella negoziazione assistita da avvocati. Poiché la modalità dell’accordo davanti all’Ufficiale di Stato Civile del Comune è limitata da una serie di condizioni, a essere più utilizzata tra le due opzioni è la via della negoziazione assistita. Se le due parti raggiungono un accordo, naturalmente, quest’ultimo ha lo stesso valore del provvedimento del Giudice».

Ci può spiegare com’è possibile separarsi o divorziare sfruttando questa modalità?

«Le negoziazione assistita da avvocati è una modalità ammessa per le coppie che intendono separarsi o divorziare consensualmente. Presupposto per poter iniziare il percorso è che una delle due parti inviti l’altra alla trattativa. In caso di rifiuto è evidente che bisogna percorrere i canali ordinari. Qualora, invece, sia possibile iniziare il confronto, la legge prevede la sottoscrizione di una convenzione nella quale sono indicate le regole da rispettare e la durata massima della trattativa stessa che può variare da uno a tre mesi, con possibilità di proroga di un altro mese. Nella convenzione possono essere anche indicati i luoghi in cui si terranno gli incontri che dovranno svolgersi in presenza dei coniugi in procinto di interrompere il loro legame e degli avvocati».

Quali sono i vantaggi per chi utilizza la negoziazione?

«Qualora si riesca a raggiungere un accordo, gli ex coniugi trarranno grandi vantaggi. In primo luogo la gestione del conflitto sarà più soft e quindi meno faticosa. Questa modalità permette inoltre una sensibile riduzione delle tempistiche necessarie per arrivare a soluzione: mentre infatti i tempi medi di un Tribunale per definire una separazione/divorzio congiunto sono oggi di circa 9 mesi (Questo tempo diventa di anni nel caso in cui il procedimento si trasformi in una causa civile), con la negoziazione assistita la durata massima prevista è di soli quattro mesi. Questo, evidentemente, comporta anche costi minori da sostenere. Inoltre, l’esigenza di entrambe le parti di dover rispettare il dovere della riservatezza, contribuisce a instaurare un clima di fiducia reciproca e di trasparenza che agevola il raggiungimento dell’accordo. E’ di tutta evidenza che una negoziazione dall’esito positivo, visto il clima costruttivo in cui è maturata, darà luogo a un accordo solido. Al contrario, in mancanza di fiducia reciproca sarà impossibile ottenere un esito felice della trattativa».

Quali argomenti si affrontano durante gli incontri?

«Le questioni sul tappeto sono sempre le stesse: le modalità di gestione dell’eventuale prole, gli aspetti patrimoniali, il mantenimento, l’assegnazione della casa e così via. La differenza rispetto alle udienze davanti al giudice sta tutta nel clima positivo che si respira durante gli incontri».

Come termina la negoziazione?

«Messi a punto i dettagli durante gli incontri programmati dalla convenzione, gli avvocati pensano a redigere il documento finale mettendo l’accordo raggiunto nero su bianco. Il documento così preparato va quindi ratificato dalla Procura del Tribunale tramite uno degli avvocati. Una volta ottenuto il nullaosta da parte del Pubblico Ministero (O l’autorizzazione, che diventa indispensabile in presenza di figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci) la procedura si conclude e l’avvocato può trasmettere il documento redatto consensualmente al Comune dove il matrimonio è stato trascritto o inscritto perché venga annotato nei registri di Stato Civile. A questo punto la coppia è ufficialmente separata o divorziata».

E’ mai capitato che il PM non abbia rilasciato il nullaosta o l’autorizzazione?

«Se l'apposizione del nullaosta avviene una volta verificata la mera regolarità degli atti, in realtà il rilascio dell’autorizzazione può non arrivare. In questo caso, infatti, il Pubblico Ministero è tenuto a effettuare il riscontro della conformità delle condizioni pattuite all'interesse dei figli. In mancanza di questo presupposto il PM non potrà fare altro che rimettere gli atti al presidente del Tribunale perché il procedimento possa da questo momento articolarsi con le modalità ordinarie».

Alla luce della sua esperienza, da cosa dipende il successo o il fallimento della negoziazione?

«Tutto si fonda sulla fiducia e sulla voglia dei coniugi di mettersi in gioco perché si ritiene che quello in atto sia il percorso migliore».

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Autore:afm

Pubblicato il: 02 Giugno 2020

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